L'ex conservatorio di Sant'Anna a Lecce

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Il palazzo dell'Ex Conservatorio di Sant'Anna è uno dei mirabili episodi architettonici eretti dalla volontà di privati che caratterizzano la città di Lecce.
Sin dalla sua fondazione, l'Istituzione del Conservatorio si stabilì nell'antica residenza della famiglia Verardi designata quale sua sede dallo stesso Berardino Verardi, nel testamento del 1679.

ex santanna2Interesse principale del Conservatorio che vi si stabilì fu quello di accogliere nobili donne leccesi (...vergini, vedove e mal maritate) che amassero ritirarsi a vita privata, nell'esercizio delle pratiche religiose ed ogni altra forma di vita contemplativa e operativa, preservando in questo la laicità della loro condizione.
L'antico palazzo Verardi sorge su un'area antichissima, dove si presume che esistano cisterne e vecchi depositi per granai nel sottosuolo. Esso si affacciava su di una piazzetta, rientrante rispetto al fronte strada e si sviluppava su due livelli con accesso diretto dal piano terra.
Oggi risulta particolarmente difficoltosa l'identificazione del nucleo originario del palazzo, a causa dei successivi accorpamenti a cui andoò incontro, che gli permisero di insinuarsi irregolarmente in tutto l'isolato.
Ma sin dal 1681, anno in cui fu iniziata la costruzione della attigua chiesa, l'edificio assunse un ruolo di sceondo piano nella scena urbana, risultandone parzialmente occultato.
Fu grazie alla volontà del Vescovo mecenate Alfonso Sozy Carafa che, nel 1764, il palazzo del Conservatorio riacquistò un ruolo di primo piano nella scena cittadina, con l'ampliamento, realizzato dall'architetto Emanuele Manieri.
Si trattò soprattutto di interventi volti all'accorpamento di nuovi vani acquistati dagli edifici vicini, che furono messi in comunicazione col corpo principale del palazzo.
Il palazzo, però, conservò un ampio respiro sul retro dove si apre un grande giardino, dominato da un secolare albero di Ficus; nonostante questa apertura posteriore, la fabbrica accusò ben presto gravi problemi di umidità, aggravati da una scarsa ventilazione e da una insufficiente illuminazione, tanto da rendere necessari i lavori di ristrutturazione operati nel Settecento.
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