Martano

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Martano è oggi una cittadina di circa diecimila abitanti, ubicata in un importante nodo stradale che la collega facilmente ai vari centri limitrofi. La sua struttura economica, prevalentemente rurale si arricchisce di fiorenti quanto tradizionalmente solide attività artigiane con un diffuso ceto d’imprenditori e professionisti.

Le origini di Martano, avvolte in un alone leggendario, trovano sicura testimonianza nella protostoria; infatti, la presenza di monumenti megalitici quali la “Specchia te li Mori”, sulla provinciale per Caprarica di Lecce (Segla tu Demoniu), un superbo ammasso di pietre destinate a scopo cultuale o funerario e il menhir o pietrafitta del Teofilo (la “Colonna te lu Chiofelu” o la “Colonna te lu Diavulu”), accertano un insediamento umano sin dall'età neolitica. ”Grazie a Dio Signore soccorritore – 1571”: questa iscrizione in greco appare chiaramente leggibile sull’architrave di una finestra, in parte murata, della casa Marcucci, che col suo retro si affaccia sulla Via Terra, nel centro storico; è con ogni probabilità la più antica esistente in Martano, anche se nella stessa area è possibile rinvenire edifici e parti di edifici di epoca sicuramente anteriore alla data suddetta. Martano, fino alla seconda metà del '500 fu completamente circondata da potenti mura, come si può arguire dalla solidità e dall’imponenza della torre accorpata alla casa Mazzoti, unica superstite delle numerose torri che potenziavano a brevi intervalli la cinta muraria, che, partendo dal castello aragonese e circondando l’abitato più antico, si ricongiungeva al Castello, nel luogo dove oggi sorge la torre dell'orologio. Grazie alle sue mura Martano poté sottrarsi, nel 1480, alle insidie dei Turchi che, dopo essere sbarcati a Otranto, corsero e saccheggiarono il territorio della Provincia sino a Ugento. La vittoria delle flotte cristiane a Lepanto, nel 1571 allontanò per sempre dalle nostre coste la minaccia d’invasione da parte dei Turchi e rese superfluo il mantenimento di una cinta muraria che costituiva ormai un ostacolo alle comunicazioni tra il centro medioevale e le propaggini più antiche costituite dalle vie Catumerea, Costantino, Santa Lucia, Zaca, Castrignano e Giudecca. Agli imbocchi di queste strade cominciarono a sorgere, a partire dal XVll secolo, i dignitosi palazzi che ancora oggi costituiscono l'elemento architettonico più significativo del ruolo predominante che Martano ebbe in passato rispetto ai Comuni viciniori. Opere, tutte, di valenti scalpellini che intagliavano la famosa “pietra leccese”, si possono oggi ancora ammirare il Palazzo Pino, il Palazzo Andrichi, il Palazzo, Micali, il Palazzo Stampacchia, il portale di Palazzo Scarpa, il portale di Palazzo Sergio. Martano, conserva ancora, testimonianza viva di una cultura plurisecolare o millenaria, l'uso del dialetto “griko”›, che sino a tutto il XVl secolo fu la lingua usata per ogni tipo di rapporto umano, sino alle funzioni religiose (una visita pastorale di Mons. De Capua, nella prima metà del 1500, cita ben 17 chiese, quasi tutte di rito greco). E proprio l’iscrizione greca richiamata all'inizio con data 1571, coincidente con la vittoria di Lepanto, risulta spiegabile solo se si tiene conto che per tutto il '500 e buona parte del '600, i riti religiosi a Martano e in tutta la “Grecìa Salentina” venivano celebrato in “griko”, lingua parlata da clero e popolo, che si servivano del dialetto romanzo solo per comunicare con i forestieri non appartenenti all’isola grecofona salentina.

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