Antichi palazzi di Martano

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PALAZZO BARONALE
Edificato dopo il 1649 sull'area del castello, le cui torri cilindriche a pianta circolare furono ricostruite dopo la riconquista aragonese di Otranto agli angoli del prospetto, questo fu realizzato dall'architetto Francesco Manuli da Corigliano d'Otranto, che un decennio avanti aveva costruito in Melpignano i palazzi Castriota e Maggio, col quale ultimo la facciata di quest'edificio presenta notevoli affinità, evidenti in modo significativo nella tipologia del portale archeggiato a staffa di cavallo, nella teoria delle alte luci, non finestre, e nel coronamento superiore a pilastrini.
Dai Trani, che lo realizzarono, passò, col feudo, ai Marchesi Belprato, ai Brunassi e ai Gadaleta, che il 1750 commisero la fronte lungo la via Pomerio all'architetto Tommaso Pasquale Margoleo da Martano (1703-1781), che ne affidò l'esecuzione al fabbricatore concittadino Donato Saracino.
E' ora in proprietà dei baroni Comi, che il 1887, abbattuta la torre di sinistra, composero il prospetto nell'attuale via Marconi e sulla centrale piazza Assunta.
Attualmente vuoto, muto, disabitato, è abbandonato nei vari ambienti e quelli superiori non conservano neppure un brandello dei quattro arazzi figuranti le imprese di Alessandro Magno e di altre gesta eroiche che nel Settecento vi erano appesi.
Nel palazzo non si consumò la sanguinosa rapina del 1815, narrata da sir Richard Church ad opera di Giuseppe Armenini e dei suoi complici che in Martano furono giustiziati.
Qual fosse il palazzo, prima della demolizione della grossa torre a mancina, rivela il disegno del 1884 eseguito da Cosimo De Giorgi che descrisse i brandelli dell'arredo che ai suoi tempi nel palazzo erano ancora superstiti.
P BARONA

PALAZZO ANDRICHI
Databile al primo Settecento è questo grazioso edificio contrassegnato dalla pittoresca facciata rettangolare nella cui parete si aprono il portale in asse col balcone dischiuso entro un arco a sesto ribassato, balaustrato e sorretto da sette aggettanti mensole e le finestre e che è superiormente coronato da un pensile ballatoio festonato come un diadema di vaghi archetti, eco evidente ripresa dalle fabbriche cinquecentesche.
E' ora in proprietà dei Moschettini-Benegiamo.
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PALAZZO MICALI

Datato 1719, l'edificio rinvia, quanto alla soluzione del rapporto portone-balcone, allo schema attuato il 1724 dai martanesi Francesco e Tommaso Pasquale Margoleo e Lazzaro Orlando nel palazzo ducale di Vernazza in Castrì, di cui riprende l'impostazione del balcone dischiuso entro un arco, in quest'edificio binato, che sovrasta il portone presente anche nel palazzo baronale di Pisignano rivendicato a Francesco Manuli da Corigliano d'Otranto e realizzato per conto dei feudatari Severini.
Questa speciale soluzione del rapporto portone-balcone è attuata in altri coevi edifici martanesi e costituisce un'originale invenzione del patrimonio compositivo delle maestranze locali.
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PALAZZO SERGIO

Antistante al palazzo Micali, questa fabbrica intesse con la dirimpettaia un serrato e socievole dialogo fitto di analogie che contribuiscono a fondere all'unisono il canto a para uce ricco di spunti e contrappunti.
Anche il balcone di questo delizioso palazzetto si apre dentro un arco che sostenuto da una coppia di mensole, è fiancheggiato da due lesene bugnate, secondo il motivo poscia passato il 1724 in Castrì di Lecce nel palazzo ducale dei Vernazza dai fratelli Francesco e Pasquale Tommaso Margoleo associati a Lazzaro Orlando in Pisignano pel palazzo baronale dei Severini.
Dai Sergio, il palazzo passò agli Stampacchia e da questi agli aprile, che ne sono gli odierni proprietari.

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PALAZZO DI STEFANO SERGIO

Come l'edificio è incompiuto, l'iscrizione che si legge intorno allo stemma che sigilla il portone del palazzo rivela il nome del committente, Stefano Sergio senior (1693-1779), la sua condizione sociale di giureconsulto e di patrizio di Soleto e l'anno di erezione 1720.
Incoronano il bel portone bugnato sei possenti mensole che avrebbero retto il balcone balaustrato, se questo fosse stato mai realizzato, verosimilmente del tipo adottato nei palazzi Micali, Sergio e Spandi, di tipico gusto martanese.
E' ora di proprietà del Dr. Pasquale Calò.
P SSERGIPALAZZO DELLA TOMMASA
Non datata, ma ascrivibile alla prima metà del Settecento, questa casa palazzata che ab antiquo appartenne ai Della Tommasa, dai quali passò agli Scordari, che ne sono gli attuali proprietari, è ubicata lungo la via Stefano Sergio.
Nel prospetto esibische una deliziosa coppia di balconcini aperti entro archi disposti a mò di palchetti teatrali, tipologicamente affini ad altri coevi esemplari dell'architettura martanese e di recente privati della vezzosa balaustra a colonnine in pietra che apparentava questa bella casa palazzata al decoros prestigio di palazzo Micali e di palazzo Sergio, in via degli Uffici.
Confinante con l'odierna casa Scordari, sempre lungo la via Stefano Sergio, è la casa tardorinascimentale di proprietà di Roberto Chironi.
P DTOMMAPALAZZO PINO
L'edificio, che dà il nome alla via lungo la quale è attestato, attiro lo sguardo per l'originale, scenografico balcone che in asse al bugnato, stemmato portone, si spalanca nella parete di prospetto come un superbo palco teatrale e si protende con andamento curvilineo sulle sei mensole che reggono un'elaborata balaustra che, traforata come una transenna, si raccorda all'arco trilobo sormontato dallo stamma Granafei-Corina.
Il piano nobile è lavoro significativo dell'architetto Emanuele Orfano da Alessano (1753-1842), che fu intraprendente ae attivo professionista, come documentano le molte opere che lasciò in Terra d'Otranto.
p pinoPALAZZO SCARPA
Al primo ottocento risale la costruzione di questo elegante edificio, la cui sobria facciata neoclassica è tripartita da lesene architravate di lieve aggetto che anticipa la solenne compostezza dell'archeggiato cortile interno animato da quattro busti, di cui tre sono di Minerva Venere e Paride - e l'altro è forse di Giunone - , incoronato da un lungo balcone e che introduce al verde catino del giardino in asse con lo stemmato portone.
E' attribuibile all'architetto Emanuele Orfano da Alessano.
Dagli scarpa l'edificio passò ai Carrozzini, che lo trasmisero ai Marati e da questi ai Baldassarre, che ne sono gli odierni proprietari.
p scarpaPALAZZO MOSCHETTINI
Sul fianco sinistro del palazzo Scarpa e in angolo con la via Cosimo Moschettini è del 1793 il pianterreno di questo incompiuto edificio, del cui piano nobile, mai edificato, rimangono le sole mensole del lungo balcone.
E' questa la casa del sommo agronomo Cosimo Moschettini (1747-1820), che fu ai suoi tempi, la più specchiata illustrazione scientifica di Martano.
p moschettiniPALAZZO GRASSI
Riferibile alla seconda metà dell'Ottocento, l'edificio sorse nell'area di una fabbrica settecentesca, di cui sopravanzava la scala a doppia rampa, scenograficamente composta in fondo dal cortile e in asse col portone di ingresso aperto al centro della facciata da cui divergono le due ali laterali provviste, entrambe, sui due piani da tre aperture.
In questo palazzo visse Giuseppe Grassi (1883-1950), che eminente uomo politico, fu ministro guardasigilli della Repubblica.

p grassiPALAZZO GAETANI
Costruito tra il 1887 e il 1890 circa su progetto dell'ingegnere Ernesto Lubelli, l'edificio, rimasto incompiuto, è un vasto fabbricato che appartenne ai Gaetani duchi di Castelmola e fu abitato dal letterato Salvatore di questo casato, il cui figliulo Gelasio lo ha alienato il 1999 al comune di Martano.
Ispirato alla lezione tardottecentesca del neoclassicismo, è una fabbrica di gusto eclettico, tipologicamente affine ai grandi palazzi coevi progettati per i centri urbani.
Dal solenne cortile archeggiato si sale al piano nobile, alcune sale del quale hanno pregevoli litostroti a mosaico.
P GAETANPALAZZO CORINA
Costruito il penultimo decennio dell'Ottocento su disegni di Domenico Magliola pei facoltosi Corina, dai quali è passato in proprietà ai Comi, l'edificio è un esemplare modello dell'architettura neoclassica cui conferisce dignitosa severità di impianto la limpida pagina muraria spartita su due piani, di cui il primo è a bugnato liscio e forato il secondo di signorili balconi.
Un'elegante suggestività conferiscono all'edificio lo spazioso cortile aperto dopo il profondo androne e che precede l'ampio ed ombroso giardino dal quale una bella scala scoperta ascende dal piano nobile illegiadrito dal padiglione della coffee-house.
Le sale superiori sono vagamente decorate da eleganti affreschi di vago stile liberty dovuti il 1909 a Salvatore De Marzo e a Domenico Abbracciavento originario di Bari.
p corinaPALAZZO SPANDI
Anepigrafo, ma databile alla prima metà del Settecento, questa civile casetta palazzata è vicinissima al civico 65 di Via Marconi, dove alloggiò, durante i suo soggiorni a Martano, il sommo glottologo tedesco Gerhardt Rohlfs.
L'edificio riprende lo schema dell'asse portone-balcone già attuato nei coevi palazzetti Micali e Sergio.
Dagli Spandi l'immobile passò in proprietà dei Coricciati.
p spandiMichele Paone

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