Differenze fonetiche nel dialetto leccese

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Il Salento, cioè quel territorio compreso fra il confine meridionale della Terra di Bari fino a Leuca, è individuato dal Parlangeli per le case rustiche di campagna a tronco di cono sparse nelle province di Taranto, Brindisi, Lecce, mentre in provincia di Bari troviamo trulli perfettamente conici. Questo limite tra i due tipi di costruzione coincide con il vero confine linguistico del Salento.

 

Il D’Elia intende per Salento <<la regione che comprende l’attuale provincia di Lecce, il territorio della diocesi di Brindisi e di Oria (escluse Ceglie, Villacastelli e San Vito dei Normanni) e la parte sud-orientale della provincia di Taranto>>; mentre l’estremo Salento è <<la zona che abbraccia la cuspide meridionale della penisola ed è limitata a nord; approssimativamente, da una linea che congiunge Gallipoli con Otranto; il Salento settentrionale, la zona che dal limite settentrionale della compatta isola greca, giunge fino ai confini settentrionali della stessa regione salentina, e il Salento centrale, la zona intermedia tra le due prime>>.

Presentiamo in breve le caratteristiche fonologiche del dialetto leccese o del basso Salento e cominciamo dai gruppi ND – MB, compresi nelle tre zone che il D’Elia così distingue:

I ZONA

Matino, Casarano, Taviano, Alliste, Ugento, Gemini, Acquarica del Capo, Presicce, Melissano, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo, Alessano, Lucugnano, Montesano, Scorrano, Uggiano la Chiesa, Otranto, Muro Leccese, Palmariggi, Maglie.

La caratteristica di questa prima zona consiste nell’assimilazione del gruppo N+D in NN ed M+M in MM.

II ZONA

Gallipoli, Tuglie, Alezio, San Nicola, Neviano , Seclì, Aradeo, Nardò, Cutrofiano, Galatone, Sogliano, Galatina, Noha, Corigliano d’Otranto, Soleto, Melpignano, Cursi, Bagnolo, Castrignano dei Greci, Serrano, Cannole, Carpignano, Martano, Zollino, Sternatia, Martignano, Calimera.

La caratteristica di questa seconda zona è la conservazione dei gruppi ND – MB.

III ZONA

Si estende dal confine settentrionale dell’isola greca verso nord fino ad Oria, Latiano, Mesagne, Brindisi, San Vito dei Normanni. In questa zona troviamo dei centri, come Copertino, San Cesario, Vernole, Melendugno in cui si ha l’assimilazione dei due nessi; mentre in altri centri della stessa zona, come Galugnano, Caprarica di Lecce, Surbo, Squinzano, Monteroni, Strudà, Lizzanello, Arnesano, Carmiano, Cavallino, San Pietro Vernotico, generalmente i due gruppi si conservano.

[…]

Questo fenomeno di assimilazione dei gruppi MB in MM (M) ed ND in NN (N) secondo il Merlo, il Pidal ed altri è dovuto ad un sostrato Osco ed il fatto che tale fenomeno sia saltuario nel nostro dialetto è perché non tutte le innovazioni dal Centro riescono a raggiungere un’intera regione. L’area del fenomeno di assimilazione dei nessi MB – ND abbraccia quasi intera l’Italia Meridionale, nonché le zone spagnole di Aragona e di Navarra (it=quando, sp=cuano; it=palomba, sp=paloma).

Sicchè possiamo concludere che i Latini, vincitori degli Umbri e dei Sanniti, furono poi sopraffatti da questi quanto alla lingua e perciò si ritrovano nella italicità meridionale residui del fondo linguistico tirrenico.

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