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La Grecìa Salentina (lingua e storia)

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Intorno al 1780 un giovane viaggiatore e studioso tedesco, il Witte, giunto nell'Italia meridionale, chiedeva a Napoli se esistessero ancora nel Regno popolazioni parlanti il greco e gli veniva risposto vagamente che nell'estrema Calabria e nel Salento dovevano esserci ancora dei villaggi dove si parlava la lingua dell'Ellade.

E' questa la prima testimonianza della riscoperta dell'esistenza di gruppi italo-greci nel Mezzogiorno d'italia e dell'attenzione che ad essi cominciavano a rivolgere gli studiosi. Molti decenni dopo, Domenico Camparetti, con la collaborazione dell'insigne scienziato Salvatore Trinchesa da Martano, raccolse e pubblicò un'antologia di canti popolari griki. Un suo allievo, Giuseppe Morosi, chiese ed ottenne di essere nominato professore di latino e greco nel liceo "Palmieri" di Lecce per potersi dedicare allo studio del grico nel Salento. Con la collaborazione di colleghi provenienti dall'area grecofona, come Clemente Antonaci di Martano, e con l'assistenza delle persone colte di Calimera, Corigliano d'Otranto e degli altri comuni greco-salentini, egli raccolse un'ampia antologia di canti popolari provenienti da tutti i conumi grecofoni e abbondante materiale linguistico che sottopose ad accurato esame.
Pubblicò il frutto delle sue ricerche in un'opera dal titolo: Studi sui dialetti greci della Terra d'Otranto, Lecce 1870. La comparazione dei testi da lui raccolti gli consentì di rilevare la straordinaria affinità esistente tra il greco del Salento e il greco volgare moderno comunemente parlato in Grecia. Successivamente riscontrò le stesse analogie con il greco parlato presso alcune comunità dell'Aspromonte.
Questa constatazione lo indusse ad affermare che le popolazioni grecofone del Salento e della Calabria non discendevano dagli antichi coloni della Magna Grecia ma dalle più recenti colonizzazioni di epoca bizantina, compresa tra il VI e il XII secolo d.C.

 


Nel 1922, il romanistra tedesco, Gerhard Rohlfs, conduceva ricerche in Calabria sui dialetti romanzi di quella regione. Fu colpito dalla ricorrenza molto frequente di termini greci in aree in cui la grecità si credeva essersi spenta fin dall'occupazione romana. La presenza di elementi greci nei dialetti italiani della Calabria si infittiva maggiormente procedendo da Nord verso Sud. Mentre le popolazioni grecofone della Calabria erano e sono arroccate sulle balze dell'Aspromonte che si affacciano sulla valle del torrente Amendolèa, gli elementi lessicali, morfologici e sintattici propri del greco e non dell'italiano sono diffusi in un'area più estesa di quella occupata dai grecofoni. Lo stesso fenomeno, anche se con minore intesità, il Rohlfs riscontrava nel Salento. Si tendeva a presupporre pertanto che in Calabria ed in Puglia la grecità della Magna Grecia non si è mai spenta ed ha trovato nel dominio bizantino l'occasione per ravvivarsi e resistere, pur tra tante difficoltà, fino ad oggi.
Come ha fatto rilevare il Rohlfs, l'area occupata in tutto o in parte dai grecofono nel XIV secolo si estendeva senza soluzione di continuità su tutto il territorio compreso tra Otranto e Gallipoli e presentava un'altra isola grecofona ancora più a sud avente come centro Casarano. Non è da escludere l'esistenza per quel periodo di altra isola linguistica con centro Alessano nell'estremo sud della penisola salentina. [...]

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